Sùd

Sùd

Il Sud è una metafora.
Lo hanno chiamato così
per indicare un posto
dove s’ Sùd!

E’ un luogo infinito e
sperduto, pieno di nulla
terra, sabbia, rocce, e
mare, tanto mare.

Puoi girare in lungo e
in largo per giorni e notti
senza mai capire dove sei.
L’unico modo è leggere
i cartelli stradali o
le insegne nelle stazioni.

Anche con il sole è
difficile orientarsi.

Dall’Apulie alla Lucania,
dalla Campania alla Sicilia
passando per la Calabria,
puoi solo ascoltare le voci
della gente per capire
qual è il sole che ti
fa sudare.

Gante a piedi, masserie,
grano, ulivi, arance,
uva, pompelmi, pecore,
vacche, cavalli,
distese di niente
contornate di luce
rovente che acceca
anche la Luna e
il sorriso del Mare.

Pelli scure, occhi ardenti,
pietre, macchia e terra
roventi, il Sùd brucia.

O tanto ardore o
distacco totale.

Non esiste la terza via,
la stiamo costruendo.

Treni a vapore,
traini e cavalli,
ferri e fucili,
zappe e vanghe.

Lentezza, lentezza… lentezza.

Troppi luoghi comuni
affollano la mente
delle genti del Sùd.

Si vive per campare, ovunque al Sùd.

Si campa, si campa, si campa.
Si campa solamente.

Diffidenza e sguardi sospetti.
Distacco e minima confidenza.
L’inizio di un rapporto è tutto
ed è fondamentale. Da ciò si inizia
o si pregiudica una relazione.
Basta una parola o uno sguardo per
diventare compari o portarsi sul kazzo.

La terza via la stiamo costruendo.

Qui il mare divide e unisce
come una linea di confine e
lo stesso fa il dialetto.

L’italiano si parla solo per cortesia.


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